A
PROPOSITO DI SPIRITUALISMO
Il
vasto numero di opere scritte sullo Spiritualismo può disorientare
chi si sente attratto da una realtà trascendentale (ma altrettanto
vera quanto quella del mondo visibile), mentre in taluni può accadere
che si manifesti uno stato di incertezza se non addirittura di angoscia
e di smarrimento, poiché questa verità non è facilmente identificabile
né tanto meno afferrabile senza un’adeguata preparazione.
La conoscenza del mondo invisibile presuppone lo studio serio e costante
di opere non immediatamente comprensibili, almeno nella loro interezza,
per coloro che si avvicinano per la prima volta ad un sapere che,
contrariamente a quanto molti credono, è una vera e propria scienza.
La scienza spiritualistica infatti, sia detto per inciso, abbraccia
tutto l’arco dello scibile, dalla medicina alla fisica, dall’astronomia
alla geologia, dalla chimica alla fisica nucleare.
La principale difficoltà per chi si accinge ad affrontare questo studio
consiste nel fatto che da una parte si è dovuto esprimere in termini
terreni ciò che terreno non è più, mentre dall’altra parte dobbiamo
capire con il nostro cervello fisico, quindi limitato, una materia
che trascende il fisico. Solo dopo uno studio profondo e metodico
si svilupperanno in noi certi sensi spirituali che ci consentiranno
di afferrare il mondo visibile nella sua completezza.
Nell’ambito dell’attività del “Cenacolo 71”, i libri, i saggi, le
relazioni e i seminari di approfondimento si offrono come opportunità
di studio dello Spiritualismo.
Il Cenacolo 71, infatti, ha avuto il merito di impostare la ricerca
definendone l’oggetto come “Parapsicologia Umanistica ad indirizzo
quantistico” secondo un triplice approccio: scientifico, filosofico,
morale.
Le opere del “Cenacolo 71” si sono rivelate dunque proficue per chi
intendesse percorrere seriamente una strada certo non facile, ma che
conduce alla conoscenza e alla consapevolezza di sé. Questo cammino,
sebbene arduo, va assolutamente intrapreso da chi aspira alla propria
evoluzione interiore e vuole quindi fare tesoro delle esperienze accumulate,
esperienze che si amplificheranno e che lo accompagneranno nel suo
continuo procedere verso la Verità e la Luce.
L’intendimento di questo nostro scritto è quello appunto di dare a
chi si accosta per la prima volta a questa scienza una base che servirà
ad afferrare interamente tutto ciò che è stato scritto in proposito
e affrontare quindi con profitto studi più approfonditi. In tal modo
sarà possibile avviarsi ad occhi aperti e in piena coscienza lungo
una via diretta alla realizzazione di se stessi anche, e soprattutto,
come esseri incarnati viventi in un mondo non meno reale di quello
invisibile.
Per conoscere lo Spiritualismo è indispensabile, prima di ogni cosa,
definire il concetto che gli è proprio. Possiamo definire lo Spiritualismo
come una teoria sulla natura, sull’origine e sul destino degli Spiriti,
sui rapporti che si stabiliscono fra di essi nel mondo fisico e nel
mondo spirituale, e sulle conseguenze morali e religiose che derivano
da questi rapporti.
Si potrebbe definire lo Spiritualismo una scienza d’osservazione e,
allo stesso tempo, una dottrina filosofica. In quanto Scienza, lo
Spiritualismo considera i rapporti che si stabiliscono fra noi e gli
Spiriti; in quanto Filosofia, studia tutte le conseguenze morali che
derivano da questi rapporti. Lo Spiritualismo non è soltanto una scienza
che studia la natura, l’origine e il destino degli Spiriti, ed i loro
rapporti con il mondo corporale.
Infatti, il “Cenacolo 71” tenendo presente i suggerimenti ricevuti
dalla sua guida “IL POPE” dal 13 agosto 1983 ad oggi (dicembre 2001,
ndr), preferisce parlare di teoria anziché di scienza per non
escludere l’aspetto filosofico e l’aspetto morale che sono elementi
integranti delle conclusioni alle quali è fin qui giunto. Inoltre,
nei rapporti fra spiriti include anche gli spiriti incarnati e, infine,
considera le conseguenze religiose della ricerca distinte da quelle
morali, perché i due ambiti, pur collegati, sono separati.
In conclusione riteniamo che lo Spiritualismo presenti tre livelli,
che non sono però frutto di una divisione, né di un modo di porre
la dottrina, ma di una impostazione metodologica. L’osservazione dei
fenomeni e lo studio delle loro leggi costituiscono l’aspetto scientifico.
Lo studio delle conseguenze, che l’osservazione e la sperimentazione
di questi fenomeni producono sulla vita umana, costituisce l’aspetto
filosofico. Mettendo in pratica gli insegnamenti che ne conseguono,
abbiamo la dimensione morale della Dottrina. Così come non è possibile
togliere uno dei lati di un triangolo senza far sparire la figura
geometrica, è altrettanto impossibile acquisire una vera conoscenza
dello Spiritualismo mediante l’approccio ad uno solo dei suoi tre
aspetti.
Scienza
Lo
Spiritualismo, come tutte le scienze, ha un “oggetto” proprio e un
metodo.
L’oggetto può essere materiale o formale. L’oggetto materiale
è ciò che la scienza studia; però un medesimo oggetto materiale, uno
stesso argomento, può essere studiato da molte scienze diverse.
È dunque importante conoscere in che modo specifico ogni scienza particolare
osserva l’oggetto. Il profilo specifico di un oggetto materiale, osservato
da un certo punto di vista, è ciò che costituisce l’oggetto formale,
grazie al quale le scienze si distinguono l’una dall’altra.
Lo Spiritualismo ha, dunque, un oggetto materiale: l’uomo (spirito
incarnato), e un oggetto formale costituito dalla natura degli Spiriti,
la comunicazione fra di essi, incarnati o disincarnati, e la conoscenza
delle leggi del mondo invisibile.
Il metodo è l’insieme di procedimenti e di tecniche necessarie ad
approfondire la conoscenza di un certo oggetto. Il metodo deve adattarsi
all’oggetto formale che si vuole studiare ed agli obiettivi che ci
si propone di raggiungere.
I metodi si dividono in: introspettivo ed estrospettivo. I metodi
estrospettivi possono essere deduttivi o induttivi. Seguendo il metodo
deduttivo, si parte da un principio generale per arrivare a conclusioni
particolari. Con il metodo induttivo, si parte dall’esame dei fatti
particolari per arrivare ad enunciare una legge generale.
Allan Kardec definì lo Spiritualismo “scienza di osservazione”. Ciò
significa che il metodo è quello induttivo. “Il metodo induttivo può
essere metodo di osservazione o metodo di sperimentazione. È dunque
rigorosamente esatto dire che lo Spiritualismo è una scienza di osservazione
e non un prodotto dell’immaginazione”.
La differenza tra l’osservazione e la sperimentazione è stabilita
dall’atteggiamento proprio del soggetto nell’indagine del fenomeno.
Se ci si limita semplicemente a studiarlo così come appare nelle situazioni
normali e spontanee, senza interferire nella sua produzione o sul
suo sviluppo, si fa dell’osservazione. Se, invece, il soggetto interviene
per stabilire le condizioni nelle quali il fenomeno si produrrà, allora
si tratta di sperimentazione. Nella ricerca spiritualistica, si può
usare sia l’osservazione che la sperimentazione, a patto di non perdere
di vista il fatto che i procedimenti di ricerca sono relativi all’oggetto
di studio e che, nello stabilire le condizioni della sperimentazione,
non si possono tralasciare le caratteristiche particolari dell’oggetto.
L’esperienza ci suggerisce che, quando un principio nuovo deve essere
enunciato, lo Spirito lo fa spontaneamente rispettando però certe
condizioni:
-
Le risposte che dà uno Spirito possono essere contraddittorie se raccolte
in centri diversi. Se in due centri diversi, le opinioni e le idee
divergono, le risposte possono essere deformate, poiché si trovano
sotto l’influsso di diversi tipi di Spiriti. La risposta non è, dunque,
contraddittoria, ma lo è il modo in cui la si esprime. In questo caso,
ci troviamo di fronte ad un errore di filtrazione medianica, dovuta
all’influenza degli Spiriti (non ultimo, quella dello spirito del
medium stesso).
- Gli Spiriti possono anche adeguare le loro risposte alla capacità
intellettuale dei loro interlocutori. In tal caso, l’eventuale contraddizione
è soltanto apparente, poiché l’idea di base è sempre la stessa. La
diversità delle comunicazioni, poi, può essere indotta da posizioni
spirituali diverse (diversi livelli evolutivi).
È
dunque necessario:
1. Non dimenticare che gli Spiriti Superiori, nelle loro rivelazioni,
non affrontano le grandi questioni della Dottrina, se non gradatamente.
2. Osservare con riserva e sfiducia tutto ciò che si allontana
dalla meta finale dello Spiritualismo.
3. Sottoporre la comunicazione al criterio della razionalità.
Comunque, il criterio di razionalità ci impone di sottoporre ogni
comunicazione proveniente dagli Spiriti, senza eccezioni, all’esame
della ragione. Il “Cenacolo 71” ha sempre ritenuto che qualsiasi teoria
che contraddica apertamente il buon senso o la logica rigorosa, o
i dati positivi precedentemente acquisiti, deve essere scartata, nonostante
l’eventuale rispettabilità del nome di chi la sottoscrive.
Filosofia
La filosofia è sempre una ricerca delle cause prime. È la scienza
dei principi primi e delle ragioni ultime. Essa rappresenta sempre
una ricerca permanente dell’individuo allo scopo di riunire, con una
comprensione totale, l’uomo e il cosmo in un sistema integrato. Ciò
non significa che essa raggiunga la verità ultima di tutte le cose,
seppure questa costituisca il suo orientamento, la sua inclinazione,
la sua ragione di essere.
Come la Filosofia, lo Spiritualismo studia l’origine, la natura, il
destino degli Spiriti deducendone le conseguenze morali sull’esistenza
umana. Dalla prova dell’esistenza degli Spiriti e della possibilità
di comunicazione che essi hanno, dallo studio delle comunicazioni,
lo Spiritualismo tenta di approfondire la conoscenza del mondo invisibile.
È una filosofia a base scientifica, poiché essa si costruisce partendo
dall’osservazione di fatti determinati.
La filosofia spiritualistica si serve del metodo deduttivo, partendo
da idee generali per giungere a quelle particolari del metodo dialettico,
procedendo con la contrapposizione tra tesi e antitesi per arrivare
alla sintesi; nonché del metodo intuitivo.
Nello Spiritualismo si valorizza l’importanza della intuizione quale
metodo di ricerca. L’osservazione e la sperimentazione sono strade
che si esauriscono se non viene loro dato un nuovo impulso. Il solo
uso dei sensi non può farci progredire. È necessario che il ricercatore
trovi una via di accesso all’interno delle cose, all’essenza del fenomeno,
che lo colleghi al mistero interno dello stesso. È necessario quindi
che egli conosca se stesso e il suo spirito, perché è attraverso le
essenze somiglianti che può avvenire la relazione. È necessario, come
dice Pietro Ubaldi « amare il fenomeno, tramutarsi nel fenomeno osservato
e viverlo… trasferire il proprio io, con la sua sensibilità, verso
il centro del fenomeno e stabilire, più che una comunione, una vera
trasfusione d’anima» (La Grande Sintesi, pag.24, Ed.Mediterranee).
Bergson affermava che l’intelletto non può capire l’essenza delle
cose e che l’intuizione ci consente di penetrare nel loro interno.
L’intuizione è un «istinto particolare, disinteressato, cosciente
di sé, capace di riflettere sul suo oggetto, di estenderlo all’infinito»;
è una sorta di simpatia spirituale. La conoscenza intuitiva, dice
Miguel Reale, agisce direttamente come un sondaggio nel reale per
coincidere con quello che il reale ha di concetto, di unico e quindi
di ineffabile (Filosofia del Diritto, vol.I, pag.74).
Il ruolo dell’intuizione nel campo delle scienze esatte è messo in
rilievo come strumento del sapere tanto nel campo dei principi fondamentali
quanto nella ricerca sperimentale.
Le grandi visioni generano ipotesi che saranno poi comprovate negli
esperimenti fisici, oppure dimostrate matematicamente (Max PlancK,
Dove va la scienza?, pag.89 e seguenti). Riferendosi al lavoro
del fisico (relativo alla scoperta della legge dei quanti), Einstein
diceva che « non esiste un cammino logico per la scoperta di tali
leggi. Esiste soltanto la via dell’intuizione aiutata da un senso
dell’ordine che giace dietro le apparenze e questo Einfuehlung si
sviluppa con l’esperienza » (Pref. di Dove va la scienza?,
pag.12). Affermava Poincaré: « È con la logica che si dimostra e con
l’intuizione che si inventa » (cit. da M.Reale, op.cit., pag.122,
nota).
Morale
Lo Spiritualismo, dal punto di vista filosofico, può essere definito
una religione, perché è la dottrina che crea gli anelli di fraternità
e di comunione di pensieri non su una semplice convenzione, ma su
basi più solide: le leggi stesse della Natura.
Tuttavia, è il modo di vivere che dà il vero senso alla religione.
Una fede non può essere il semplice risultato di posizioni filosofiche,
ma la ricerca della realizzazione, la messa in atto pratica dei postulati
che determinano il carattere religioso della Dottrina.
Lo Spiritualismo fornisce i mezzi che ci consentono di unire le due
grandi nemiche nel campo della conoscenza umana: la scienza e la religione.
Operando in campi distinti, l’una e l’altra non hanno cercato di vedere
l’unitarietà della conoscenza. Lo Spiritualismo invece avvicina l’una
all’altra, fornendo la conoscenza delle leggi che reggono l’universo
spirituale e le sue relazioni con il mondo corporale. La conoscenza
del mondo invisibile cambia gli orizzonti psicologici e sociali dell’uomo,
inquadrandolo come un elemento dell’universo, modificando così il
campo delle sue conoscenze ed aprendogli nuove prospettive su come
affrontare la vita.
Caratteri dello Spiritualismo
Lo Spiritualismo nasce come corrente filosofica sviluppatasi in Francia
e in Italia con intenti polemici verso il positivismo, lo scientismo
e il materialismo, ai quali oppose un ritorno alla metafisica di ispirazione
cristiano-agostiniana.
Anche se l’insegnamento è originariamente degli Spiriti, essi sono
ammessi soltanto come parte del corpo dottrinale e per dare un momento
di serenità all’angoscia e alla sofferenza ma sempre attraverso il
criterio del controllo della ragione.
Da ciò derivano due caratteri fondamentali dell’impostazione operativa
dello Spiritualismo:
a) ha origine divina;
b) avviene per iniziativa degli Spiriti;
c) è sottoposto all’elaborazione umana.
Per
quanto riguarda la rivelazione spirituale, occorre sottolineare che
l’insegnamento:
a) è collettivo;
b) è universale;
c) è graduale e progressivo;
d) si basa sulla morale di Cristo con in più la “conoscenza
dei principi che reggono le relazioni fra i viventi in ogni dimensione
collocati”;
e) si sviluppa tramite un dialogo di approfondimento in rapporto
alle necessità del singolo;
f) non è dogmatico né ritualistico.
Infine, la rivelazione spiritualistica rappresenta un passo avanti
nello stesso processo delle rivelazioni. Sinteticamente possiamo dire
che le grandi rivelazioni diffuse prevalentemente in Occidente sono
state le seguenti:
a) la rivelazione di Mosè;
b) la rivelazione cristiana;
c) la rivelazione spiritualistica.
Mosè
Abramo rivelò l’esistenza di un Dio unico. Dapprima tale credenza
rimase prerogativa dei templi. Mosè, diffondendola, la fece diventare
patrimonio di tutto il popolo ebraico; egli adottò una serie di leggi
miranti a far sì che il popolo, ancora incolto e arretrato, accettasse
il monoteismo, per cui nacque la necessità di dividere la legge in
due parti:
a) la legge di Dio;
b) le legge civile o disciplinare, decretata da Mosè.
Mosè attribuì un’origine divina anche alla parte disciplinare, così
come fecero gli altri legislatori dell’antichità, allo scopo di farla
rispettare. Tuttavia, questa parte della sua legislazione si rivolgeva
ad un popolo con scarso senso morale e dava quindi l’idea di un Dio
terribile, vendicativo e nazionalista nel concedere favori, in contraddizione
evidente con l’idea stessa di un Dio unico.
Non va dimenticato, però, che l’idea di Dio ha subito una trasformazione
attraverso i tempi, avendo gli uomini perfezionato la loro comprensione.
Questa evoluzione degli uomini si concretizzò da Mosè a Gesù passando
per i profeti. Tuttavia, la legge divina è di tutti i tempi e paesi,
ed ha servito da modello nelle legislazioni in ciò che esse hanno
di duraturo. Essa è stata formulata sotto la forma dei “Dieci Comandamenti”.
Cristo
Gesù non è venuto per distruggere la legge, cioè la legge di Dio;
Egli è venuto per compierla, cioè per svilupparla, per darle il suo
vero senso e adattarla al grado di avanzamento degli uomini. L’amore
per Iddio e per il prossimo sta alla base della rivelazione cristiana.
Dio è rivelato, non soltanto come suprema giustizia, ma come suprema
bontà. DIO è PADRE.
Gesù modificò nella sostanza e nella forma ciò che vi era di umano
nelle leggi giudaiche, combattendo l’abuso delle pratiche esterne,
le false interpretazioni, e prescrivendo l’amore per Dio al di sopra
di tutte le cose e per il prossimo come per se stessi.
Gesù non si limitò a lasciare una legislazione morale. Egli compì
le profezie vivendo la legge di Dio. Egli, ponendosi come esempio,
assunse il ruolo di modello divino per il perfezionamento della creatura.
Essendo nato in un’epoca in cui l’umanità attraversava una fase di
decadenza, di avvilimento dei valori eterni dello spirito, Egli si
avvalse delle cose più semplici per predicare l’umiltà, la carità,
la vita futura.
Spiritualismo
Gesù non poté spiegare tutto; l’arretratezza della scienza e dello
spirito umano non gli consentirono di parlare con tutta chiarezza,
né di insegnare tutto. Evidentemente solo la maturità dello spirito
umano e le nuove conoscenze avrebbero consentito il chiarimento delle
sue lezioni e altre acquisizioni. Perciò, Egli promise, proprio perché
gli uomini a quell’epoca non erano in grado di recepire tutte le spiegazioni,
di inviarci lo Spirito di Verità che avrebbe ricordato le sue lezioni
e insegnato nuove cose.
Questa rivelazione promessa è la Dottrina Spiritualistica; lo Spiritualismo
sviluppa la rivelazione cristiana. In effetti, lo Spiritualismo si
appoggia essenzialmente al Cristianesimo. Non lo sostituisce, ma lo
completa e lo riveste di chiarezza.
Si possono citare le seguenti funzioni dello Spiritualismo:
a) studio della natura del mondo spirituale e delle sue relazioni
con il mondo corporeo;
b) esclusione dei fenomeni dal campo del meraviglioso e del
soprannaturale;
c) individuazione di prove dell’esistenza di un mondo spirituale.
Obiettivi
La finalità primaria dello Spiritualismo è il rinnovo morale dell’individuo,
che permetterà di raggiungere il rinnovamento sociale. Il rinnovamento
morale implica un rinnovamento mentale. In qualsiasi studio dottrinale
non si può dimenticare l’obiettivo primario della Dottrina se non
ci si vuole perdere in fantasie, sistematizzazioni affrettate pseudo-scientifiche
o altri fanatismi. Ogni rinnovamento morale e sociale ha per obiettivo
la ricerca di Dio.
Il progresso generale risulta da tutti i progressi individuali; ma
il progresso individuale non consiste soltanto nello sviluppo dell’intelligenza
e nell’acquisizione di qualche conoscenza: questa è soltanto una parte
del progresso che non conduce necessariamente al bene, poiché si vedono
uomini che fanno un pessimo uso del loro sapere; consiste soprattutto
nel miglioramento morale. È questo il solo vero progresso, il solo
che possa assicurare il miglioramento dell’umanità, perché nega totalmente
il male. Il più intelligente degli uomini può fare molto male, ma
colui che è avanzato moralmente farà soltanto il bene. Vi è dunque
interesse per tutti nel progresso morale dell’umanità.
Vita futura
Ma a che cosa servono il miglioramento e la felicità delle generazioni
future a colui che crede che tutto finisca con la vita terrena? Quale
interesse ha nel perfezionarsi, nel costringersi, nel dominare le
sue cattive passioni, a privarsi per gli altri? Nessuno! La logica
stessa afferma che il suo interesse è di godere presto e con ogni
mezzo, poiché domani non sarà forse più niente. Questo atteggiamento
positivistico nei confronti della vita è la paralisi del progresso
umano, perché restringe le idee e le concentra necessariamente sulla
vita materiale. In questa condizione di pensiero, non essendo l’uomo
niente prima e niente dopo, ogni rapporto sociale e di amorosi sensi
cessa con il cessare della vita, la solidarietà diventa una parola
vana, la fratellanza una teoria senza radici, l’abnegazione in favore
altrui un inganno, l’egoismo, con la sua massima ognuno per sé, un
diritto naturale; la vendetta diventa un atto di ragione, la felicità
appartiene ai più forti ed ai più abili; il suicidio è la fine logica
di colui che, a corto di risorse e di espedienti, non spera più in
niente e non può trarsi d’impaccio.
Altri sono i sentimenti di colui che ha fede nell’avvenire, che sa
che nulla di quanto acquisisce, in scienza e moralità, è perso per
lui, che il lavoro di oggi darà domani i suoi frutti, che sa che farà
parte egli stesso di quelle generazioni future più avanzate e più
felici. Sa che, lavorando per gli altri, lavora anche per se stesso.
La sua vita non si ferma sulla terra: abbraccia l’infinità dei mondi
che saranno un giorno la sua dimora, intravede il luogo glorioso che
dividerà un giorno insieme a tutti gli esseri creati.
Con la fede nella vita futura, il raggio delle idee si allarga; l’avvenire
appartiene alla persona, il progresso personale ha uno scopo, un’utilità
effettiva. Dalla continuità dei rapporti tra gli uomini nasce la solidarietà;
la fratellanza è basata sulle leggi della natura e sull’interesse
comune.
La fede nella vita futura è dunque l’elemento del progresso, perché
stimola lo Spirito; può, da sola, dare il coraggio nelle prove, perché
ne fornisce la ragione e la perseveranza contro la lotta al male,
perché fa vedere uno scopo.
Perché la dottrina della “Vita futura” porti i frutti che se ne devono
attendere, bisogna innanzitutto che soddisfi totalmente la ragione,
che risponda all’idea che si ha della saggezza, della giustizia e
della bontà di Dio. Bisogna che la “Vita futura” non lasci nello Spirito
né dubbi né incertezze; che sia altrettanto positiva della vita presente,
di cui è la continuazione, allo stesso modo in cui l’indomani è la
continuazione della vigilia. È necessario volerla, capirla, toccarla
con mano.
Fornendoci la prova materiale dell’esistenza e dell’immortalità dell’anima,
iniziandoci ai misteri della nascita, della morte, della vita futura,
della vita universale, facendoci toccare con mano le conseguenze inevitabili
del bene e del male, lo Spiritualismo, meglio di qualunque altra Dottrina,
fa risaltare la necessità del miglioramento individuale. Grazie ad
esso, l’uomo sa da dove viene, dove va, perché si trova su questa
terra; il bene ha uno scopo, un’utilità pratica; non forma l’uomo
soltanto in vista dell’avvenire, ma anche per il presente, per la
società; grazie al loro miglioramento morale, gli esseri umani prepareranno
in terra il regno della pace e della fratellanza.
Tutto ciò che tende ad elevare l’uomo, a liberare il suo Spirito dalle
pressioni della materia, in forma filosofica come in forma religiosa,
rappresenta un elemento di progresso che lo avvicina al bene. Tutte
le religioni conducono a questo scopo con mezzi più o meno efficaci
e razionali, secondo il grado di avanzamento degli uomini per i quali
sono state create.