NOVI LIGURE: ennesima tragedia familiare

Ancora una volta, come succede ormai frequentemente, troppo frequentemente negli ultimi tempi, ci siamo trovati a dover fare i conti con un terribile fatto di sangue nel quale come protagonisti troviamo i giovani. Era stato così a Sondrio, dove tre ragazze avevano massacrato per gioco una suora,così successe poche settimane fa a Padova quando, nelle giornate del caos da "Serial Killer",un ragazzo bruciò il corpo del padre professore universitario dopo averlo ucciso a mazzate, e pochi giorni dopo a Sesto San Giovanni dove,in un Liceo, un ragazzo uccise la fidanzata recidendole la giugulare con un coltellino. E così è stato la sera di Mercoledì 21 febbraio. Erika De Nardo, 16 anni, e il suo ragazzo Mauro Favaro, detto Omar, diciottenne, uccidono la madre di lei e il fratellino di solo 12 anni. Ai carabinieri che ritrovano i corpi nella villetta borghese dei Di Nardo viene riservato uno spettacolo raccapricciante: quaranta coltellate inferte al corpo di Susy Cassini, la madre, e ben cinquantasette su quello del piccolo Gianluca, ritrovato rannicchiato in posizione fetale nella vasca del bagno. Tutti questi feroci delitti hanno, purtroppo, un comune denominatore. Gli spietati assassini sono tutti giovani, di buona estrazione sociale, apparentemente sereni. Una sorta di atroce ipocrisia sembra infatti investire tutti gli amici e i vicini degli adolescenti assassini, che sono descritti come "bravi ragazzi". La tipica educazione borghese sembra essere infatti un'incorruttibile corazza che rende incomprensibile a coloro che ci stanno intorno i sentimenti più reconditi. Ed è così che ci troviamo di fronte a questi fatti sconvolgenti, che offendono la nostra sana etica morale, ma che in realtà sono figli della nostra società borghese: razionale, inespressiva, dove la comunicazione è sempre un problema che si preferisce evitare. Ad un certo punto il silenzio è finalmente rotto, con una violenza imprevista e imprevedibile, ed il risultato è sotto gli occhi di tutti: gesti efferati e terribili senza che l'assassino senta il minimo sussulto emotivo. Nella psichiatria tradizionale questa sindrome è detta "psicopatia". Come fermare questo fenomeno? Semplice, parliamone. A scuola, in famiglia, ma parliamone.

ANDREA TARRONI

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