LA SCUOLA PITAGORICA

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Pitagora, fondatore della stessa scuola che ne prende il nome, nasce a Samo nel 580 a. C.. Compie alcuni viaggi in Egitto dove apprende elementi della geometria; in seguito si reca a Crotone, colonia dorica sulla costa orientale della Calabria, dove fonda questa comunità.

La scuola pitagorica è dedita soprattutto allo studio delle matematiche: aritmetica, geometria e teoria musicale. Pitagora, secondo la testimonianza di Proclo, avrebbe compiuto delle scoperte matematiche di capitale importanza, come quelle degli irrazionali e dei poliedri regolari.

Pitagora elabora una “teoria del principio di tutte le cose”, ricondotta ai numeri e i numeri a due principi supremi opposti: il Limite e l'Illimitato; aveva inoltre osservato che la riduzione delle cose ai numeri si fondava su somiglianze tra realtà diverse: i rapporti tra corde della lira di diverse grandezze, dischi di bronzo di diverso spessore o vasi riempiti in diversa misura.

I pitagorici attribuivano ai numeri proprietà non solo matematiche: ad es. consideravano perfetta la tetrade, in quando espressione di un solido geometrico, o la decade in quando somma dei primi quattro numeri. Essi ritenevano che i quattro elementi avessero come limite, cioè come struttura, i quattro solidi geometrici regolari, tetraedro, cubo, ottaedro, icosaedro e l'universo intero avesse come struttura la sfera.

Proclo afferma che altre dottrine nel campo della matematica possano esser attribuite ai pitagorici:

• Il teorema sulla somma degli angoli del triangolo (uguale a due retti);

• Il celebre teorema detto "di Pitagora" sul triangolo rettangolo (il quadrato costruito sull'ipotenusa è equivalente alla somma dei quadrati costruiti sui cateti);

• La costruzione dei poligoni regolari;

• I problemi di "applicazione delle aree" (serie di problemi che traducono geometricamente le equazioni di primo e secondo grado).

In seguito alla considerazione dei pitagorici riguardo al numero, come principio di tutte le cose, Aristotele dice che essi dividevano i numeri in due grandi categorie: pari e dispari, connettendo il pari con l'infinito e il dispari con il finito.

Da questi due principi i pitagorici facevano derivare una serie di coppie di opposti:

                           LIMITE                             ILLIMITATO

                      DISPARI                         PARI

                      UNO                                 MOLTEPLICE

                      DESTRO                         SINISTRO

                      MASCHIO                       FEMMINA

                      IMMOBILE                      IN MOVIMENTO

                      DRITTO                           CURVO

                      LUCE                               OSCURITA'

                      BUONO                           CATTIVO

                      QUADRATO                   RETTANGOLO

 

Molte ipotesi sono state fatte per giustificare la corrispondenza tra "limite", "dispari", "uno", "quadrato": l'ipotesi più ragionevole sembra quella che si riconnette alla proprietà aritmetica secondo la quale, addizionando i successivi numeri dispari, si ottengono uno dopo l'altro tutti i numeri quadrati, mentre, addizionando successivamente i numeri pari, si ottengono numeri "rettangolari" (composti cioè da fattori disuguali).

 

                              es.           1 + 3 = 4         »      2 • 2

                                              4 + 5 = 9         »      3 • 3

                                             9 + 7 = 16       »      4 • 4

                              es.           2 + 4 = 6         »      2 • 3

                                             6 + 6 = 12       »      3 • 4

                                             12 + 8 = 20     »      4 • 5

 

Un'ulteriore scoperta matematica, attribuita a Pitagora, condusse ad abbandonare l'ingenua concezione del punto dotato di dimensioni, portando all'introduzione degli enti geometrici razionalmente concepiti.

Secondo le precedenti concezioni degli enti geometrici, i segmenti hanno un sottomultiplo comune e il punto sarebbe, in ogni caso, il sottomultiplo comune cercato.

Ma esistono copie di segmenti che non ammettono nessun sottomultiplo comune.

 

                       ES:

                                                        

 

Si procede con la dimostrazione per assurdo:

ammettiamo che la diagonale e il lato abbiano un sottomultiplo comune, quindi:

        CA = sottomultiplo (x) ∙ m

        CB = x ∙ n

 

Applichiamo il teorema di Pitagora al triangolo rettangolo isoscele ABC:

AB² + BC² = AC²

intendendo che l'area del quadrato costruito su AC è uguale alla somma delle aree dei quadrati costruiti sui cateti AB e BC

AC = m

AB e BC = n

 

L'area del quadrato costruito sull'ipotenusa è, dunque, , mentre quella del quadrato costruito sui cateti è .

Quindi, per il teorema di Pitagora: 

 

m² = +    »      = 2n²

L'uguaglianza scritta, però, è assurda, poiché è impossibile che il quadrato di di un numero intero m sia uguale al doppio del quadrato n² di un altro numero intero n: un numero quadrato, infatti, risulta dalla ripetizione degli stessi fattori e l'introduzione del fattore 2 non permette di formare un quadrato.

 

               Es.                         6² = 36  =  4 ∙ 9  =  2² ∙ 3

 

                                              moltiplicando per 2 si ha:

 

                                          72 = 36 ∙ 2 = 2 ∙ 2² ∙ 3² = 2³ ∙ 3²

 

Un altro metodo per dimostrare l'incommensurabilità della diagonale del lato di un quadrato è dato dal riportare il segmento minore sul maggiore; il segmento che avanza viene riportato sul minore quante volte è possibile; il nuovo avanzo viene riportato ancora sul primo segmento e cosi di seguito.

Se il procedimento ha termine, significa che due segmenti dati sono commensurabili; se il procedimento non ha termine, ciò vuol dire che i due segmenti sono incommensurabili. Ma, applicando tale procedimento alla diagonale e al lato di un quadrato, esso non ha termine.

 

RAPPORTI E PROPORZIONI

Il rapporto è un numero che viene ad esprimere il risultato della misura di una prima grandezza rispetto ad una seconda, che si assume come unità.

Il caso più semplice si presenta quando la prima grandezza contiene esattamente la seconda. Ad es. il perimetro T di un triangolo equilatero e del suo lato L: T = 3L

Il rapporto tra T e L è 3

T ÷ L = 3 »     T / L = 3

 

Può capitare più spesso che la prima grandezza non contiene esattamente un certo numero di volte la seconda, ma ne contiene un numero intero di volte, un suo sottomultiplo.

Prendiamo ad es. un quadrato ed un triangolo equilatero, aventi per lato lo stesso segmento L.

 

                                      Perimetro Quadrato                       Q = 4L

                                      Perimetro Triangolo                       T = 3L

 

Il perimetro Q non contiene esattamente un certo numero di volte T, ma il sottomultiplo

T / 3 di T, che è il lato L

Q e T hanno un sottomultiplo comune (lato L)

 

                                                            L = T / 3 

                                      Q = 4 (T / 3)   oppure           Q = (4 / 3) T

 

        il rapporto è quindi »             Q ÷ T = 4 / 3          »     4 / 3 = Q / T

 

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