
MI
REGALI UN SORRISO?
Destreggiandomi
con la perizia di un lupo di mare in una navigazione a vista fra gli
insidiosi fondali di internet, evitando accuratamente di arenarmi in
paludosi siti, mi sono imbattuto in questa richiesta e in questa foto.
Ho letto
la richiesta ed ho fissato la foto; un attimo solo, quel tanto
necessario a suscitare, anzi, ad imporre, riflessioni dalle quali
troppo spesso si fugge per viltà o per senso d’impotenza, o solo
perché non si è abbastanza fortificati per guardare oltre
quella realtà che ci fa comodo vedere. Cosa dire di questa foto
e di questa richiesta ? O meglio, da cosa iniziare ? Questo sguardo che
scava dentro, che sonda nel profondo di ogni animo non ancora
totalmente anestetizzato, non consente vie
di fuga, né alibi, né foglie di fico dietro cui
nascondere vergogne e sensi di colpa.
E allora la riflessione si fa strada con prepotenza costringendo ad osservare la realtà attraverso quegli occhioni imploranti che racchiudono tutta la tristezza del mondo, seppure ignari (ancora) dei mali dell’umanità; e quel che vedo è mostruoso. E cerco d’immaginare quegli stessi occhi dopo averli vissuti i mali dell’umanità, dopo averli subiti; e quel che mi appare è ancora peggio. E allora le domande si accavallano, si inseguono, e la ragione vacilla in un vortice di tutti i sentimenti e gli stati d’animo vissuti nei miei 57 anni. Cosa ti riserva il futuro, piccolo? Cosa stanno progettando e costruendo per te i grandi e i “potenti” della terra? Fra dieci anni, quando avranno perso il candore dell’innocenza, cosa esprimeranno i tuoi occhioni? Rassegnazione? Amarezza? Delusione? O solo odio per una umanità sull’orlo del baratro, decisa ad insozzare ogni residua purezza prima di trascinare ogni cosa nel più nefando destino?
Il tuo
ditino inconsapevolmente inquisitore mi carica del peso insostenibile
d’indefinite colpe, di un fardello morale di cui non riesco a
liberarmi, di una croce che, potendolo, non esiterei a riconsegnare al
Nazareno. Perché vedi piccolo, io non posso regalarti un
sorriso! Vorrei tanto poterlo fare, credi, ma non mi è
consentito. Io posso solo comprarlo un tuo sorriso, ad un prezzo
stracciato, di concorrenza, di svendita; ma sarà un sorriso
più triste dei tuoi occhioni, un sorriso di momentanea
riconoscenza, forse, di temporanea gratitudine per un atto di
pietà evanescente che concede alla tua esistenza di condanna
già scritta un attimo impalpabile di tregua. Io compro un tuo
sorriso che non scalda il cuore e che, non potendo fare di meglio,
comprerò tutti i mesi; ma non nell’illusione di tacitare una
coscienza il cui unico pregio è quello d’essere immune ai
narcotici. Mensilmente mi sarà recapitato il tuo sorriso che
ritirerò con lo stesso timore con cui ritirerei il conto
esorbitante per un lusso che non potrei permettermi; e mensilmente si
ripeterà il rinnovarsi di un’angoscia, di un indefinito
malessere esistenziale. Io compro il tuo sorriso ma … ti prego, non
farmelo pesare oltre il dovuto.
Tu
piuttosto, tu che non hai vincoli di falsa moralità, tu che non
ti sei ancora scavato una tana nella quale cercare inutile riparo
dall’egoismo, dall’avidità e dalle umane meschinità, tu
che puoi, ti prego
regalaci
un sorriso !
Regala un
sorriso che abbia il sapore del perdono, un sorriso che sappia
infondere un po’ di pace e di speranza nei cuori di questa
umanità dilaniata dal proprio egoismo.
Ciao
piccolo, ti auguro tutta la serenità e la forza interiore di cui
avrai bisogno per sopravvivere.
Pietro
Mastandrea
La foto è di Padre Giovanni Querzani-missionario in Congo.
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