Prima di affrontare il tema, oggetto della
riflessione,
ritengo opportuno fare una disanima del problema dei poveri e delle
situazioni
oggettive del momento.
I poveri sono costretti al silenzio, quando provano ad
alzare un pò la voce per far sentire le proprie ragioni vengono
ignorati o presi a bastonate. I ricchi non amano i poveri e li
considerano
una razza inferiore da tenere lontano dalle proprie case per non essere
contaminati dalle loro brutture, sporcizie e per non dare le
briciole
della loro opulenza. In molti paesi del Terzo Mondo i poveri sono
costretti
a mangiare gli scarti putrefatti delle discariche e a raccogliere ogni
tipo di cianfrusaglia da riciclare, che rivendono poi ai ricchi per
sopravvivere..
Potrei scrivere molto su questi temi, ma finirei per cadere
inevitabilmente
nella retorica e banalità.
Queste poche considerazioni bastano per affrontare il
problema della dualità fra ricchi e poveri. E' questo un
tema
molto dibattuto e affrontato in tanti consessi nazionali e
internazionali
con scenari catastrofici per l'intera umanità. Parole, parole,
solo
questo sanno fare questi guru della menzogna e ipocrisia, non si
affronta
il problema alle radici ma si cerca in tutti i modi di prolungare la
situazione
attuale per consentire ai ricchi di vivere nell'opulenza e ai poveri di
diventare sempre più poveri.
Il divario fra ricchi e poveri si sta sempre più
allargando con azzeramento della classe media che è stata fino a
poco tempo fa la forza dello sviluppo dei paesi ricchi. L'ultima
trovata
di questi guru è la Globalizzazione dell'economia come mezzo per
lo sviluppo e la soluzione di ogni problema. Si aprono cioè
tutti
i mercati del mondo abbattendo dazi e protezionismo per consentire ai
più
forti di smerciare i propri prodotti che diversamente resterebbero nei
magazzini..
Il più forte vince, il più debole
soccombe.
Se in tutto il mondo vi fossero paesi allo stesso
livello
economico, industriale, finanziario e culturale, questa legge
dell'economia
di mercato o liberismo potrebbe avere successo, ma in un mondo dove le
disparità economiche sono così forti questa nuova legge
sarà
la tomba per tutti, con una sola differenza, i ricchi saranno gli
ultimi
a morire. Prima che tutto ciò avvenga ci saranno degli
sconvolgimenti
finanziari ed economici di proporzioni inimmaginabili con acuirsi di
ogni
forma di violenza, guerre e catastrofi naturali dovute in gran parte
all'uomo
che sta violentando la natura per continuare a vivere nell'opulenza.
Tanti parlano di solidarismo, ma pochi aprono la borsa
della loro ricchezza per condividerla con chi meno ha e tutto
continua
come prima perché non si è toccati dal problema. Il
problema
invece esiste ed è di tutti, va quindi affrontato
finche
si è in tempo perché qui è in gioco la
sopravvivenza
dell'intera umanità. . A mio parere nulla cambierà
finchè i ricchi potranno beneficiare delle ricchezze e
della
sicurezza di cui godono, grazie ad arsenali di armi e uomini che
possono
mettere in campo per sopravvivere agli attacchi dei più deboli.
Se vogliamo che la situazione cambi per tutti, dobbiamo dar vita ad una
rivoluzione pacifica e non violenta che deve partire dal basso con
motivazioni
e ideali forti, con uomini pronti anche a morire per la causa dei
poveri
e dell'intera umanità. I poveri non hanno armi, non hanno
giornali e televisioni per far sentire la loro disperazione e fame,
hanno
però la voglia di vivere che è propria di ogni essere
umano
e sono migliaia, milioni, contro i quali neppure la bomba atomica
può
fare qualcosa se si uniscono in una lotta comune. Occorre organizzare
questa
lotta con i mezzi della non-violenza e disobbedienza civile facendo
riferimento
al Mahatma Gandhi e Martin Luter King.
I temi e soluzioni su cui puntare la nostra lotta sono
i seguenti:
Senza giustizia non c'è
pace,
senza rinuncia non c'è
soluzione,
senza dialogo non c'è
incontro,
senza solidarietà non
c'è
tranquillità,
senza amore per il prossimo non
c'è
salvezza.
La soluzione del problema non è dilazionabile
nel
tempo perché diversamente ne saremmo travolti, occorre quindi
impegnare
subito tutte le risorse umane e materiali rinunciando a qualcosa che si
ha per darlo ai più poveri. Per molti, questa soluzione è
un'utopia, i poveri stessi non credono che le cose cambieranno e stanno
a guardare, alcuni sperano in Dio, altri si arrangiano come possono per
sopravvivere.
La soluzione del problema non è quindi
realizzabile
nella situazione attuale, occorre smuovere le coscienze per dar vita ad
una cultura del prossimo e dell'amore; questo può avvenire
solo attraverso una rivoluzione pacifica e non violenta che parta
dal basso e che salga ai livelli più alti fino a rendere l'aria
irrespirabile e a mettere in pericolo la vita stessa dei ricchi. Solo
così
qualcosa si muoverà perché quando saremo in tanti a
chiedere
questo tipo di cambiamento le forze politiche e movimenti cavalcheranno
la protesta e per sopravvivere incominceranno a cedere e applicare
quelle
soluzioni già da tempo individuate che nessuno vuol mettere in
pratica
perché costano e comportano rinunce.
Il problema più grande è come organizzare
le masse dei poveri sparsi in tutto il mondo, che sono senza mezzi
finanziari,
di comunicazione e con scarsa cultura. . Molte organizzazioni
umanitarie
cercano in tutti i modi di portare alla luce le povertà e
miserie umane che ogni giorno accadono, ma i mas media si fanno negare
e quando affrontano il problema evitano di parlare dei veri problemi e
ci risparmiano le immagini più crude con la scusa di tutelare la
suscettibilità dei bambini e delle persone meno forti.
La sola forza a cui si può fare appello per
provare
a dar voce ai più poveri ed evitare conseguenze disastrose per
tutti,
credo che siano i sindacati di tutto il mondo i quali dovrebbero
dar vita ad un sindacato mondiale da loro stessi finanziato con una
percentuale
minima dei contributi dei lavoratori iscritti. Questo sindacato
dovrebbe
rappresentare tutti i lavoratori del mondo per tutelare i diritti di
tutti
e per promuovere la cultura della solidarietà reciproca. Avrebbe
un potere enorme per influenzare le politiche economiche di tutti i
paesi
del mondo orientandole verso uno sviluppo compatibile e per
combattere la disoccupazione. Si sta pensando alla
globalizzazione
in termini economici e finanziari con multinazionali che avranno un
potere
enorme a cui si può contrapporre solo un sindacato di
lavoratori
globalizzato che non avrà compiti di stipulare contratti di
lavoro
ma di evitare soprusi, corruzione e indirizzare le economie verso il
bene
di tutti i lavoratori, in particolare per favorire i più poveri
e chi è senza lavoro. Attraverso la proclamazione di scioperi
mondiali
e nazionali potrà attirare l'attenzione dei governi,
politici,
mass media e influenzare le coscienze di molti, regolando e
controllando
la
protesta per indirizzarla su basi pacifiche e del
dialogo
con le istituzioni nazionali e mondiali.
Se vogliamo che la rivoluzione dei poveri non abbia una
caratteristica violenta, come già sta emergendo, bisogna
far
presto e fondare questo sindacato mondiale o qualcosa di simile,
diversamente
la rivoluzione scoppierà e sarà probabilmente violenta.
La rivoluzione dei poveri la possono fermare solo i
paesi
ricchi mettendo in pratica le soluzioni già individuate.
Che Dio ci aiuti a trovare la soluzione e preghiamo
perché
abbia ancora misericordia di noi mortali.
fs Brisighella 02/10/1998
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