| >> Narrazioni migranti, letterature emergenti | 0 |
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Samuel Ayotunde Kalejaiye "La mia prima mamma" Ironia, sentimento,
stupore e scoperta. Vale la pena leggere La mia prima mamma (Fara editore,
7 euro) perché dentro c'è tutto questo, grazie a un io narrante
che riesce a mediare perfettamente tra Africa ed Europa. L'uomo che infatti
torna dall'Italia alla Nigeria per organizzare, con il fratello e la sorella,
la sepoltura della madre è qualcuno in grado sia di guidare i lettori
attraverso quelle che possono apparire loro assurde stranezze dell'Africa,
sia di restare egli stesso "a bocca aperta" di fronte agli eccessi
di quell'affascinante terra. Il tutto riuscendo continuamente a strappare
un sorriso a chi assiste, piuttosto incredulo, allo svolgersi della vicenda.
Un funerale che assomiglia più a una sagra paesana, con migliaia
di persone, decine di animali macellati (l'unico graziato sarà
una mucca "ribelle", ma nessuna speranza ci sarà per
le lumache giganti...) e conoscenti che invece di fare le condoglianze,
si congratulano per la buona riuscita della festa. Perché in Nigeria
si accompagnano così gli anziani nel loro ultimo viaggio. E quello
dell'ultimo viaggio resta in ogni momento il cuore di questo racconto
che riesce, costumi tradizionali o meno, a toccare le corde universali
che a qualsiasi latitudine riguardano la perdita di un genitore facendo
scattare un efficace meccanismo di identificazione. Insomma, un libro
da leggere e un autore da conoscere, approfittando magari dell'incontro
organizzato alla Casa delle Culture il 5 marzo alle 17 per il ciclo ParolErranti. |
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