La prima idea di valorizzare con la disputa di un Palio la tradizionale divisione della città in rioni, venne a Ermanno Cola, brillante autore di commedie in vernacolo. Nei primi mesi del 1959 Giuseppe Sangiorgi, membro del comitato della Settimana Faentina ne intraprese lo studio per la pratica attuazione. Fu merito del Sangiorgi condurre in porto la prima edizione del Palio moderno, grazie anche alla sua capacità di circondarsi di persone affidabili che svolsero generosamente gli incarica loro affidati per la felice riuscita della manifestazione. Ermanno Cola basandosi sul brano di un antico cronista studiò la coreografia del Palio, mentre Caterina Fucci Calderoni confezionò in un tempo veramente breve i primi costumi. Negli anni successivi si impostarono i caratteri generali che il Palio del Niballo poteva aver avuto in quel periodo compreso tra l’ascesa al potere di Carlo II Manfredi (1468) e la caduta della città per opera delle truppe del Duca Cesare Borgia (1502). Per quanto riguarda la gara ci si attenne agli schemi tradizionali e alle formule stabilite per questo genere di competizioni in voga nel’600. Per quel primo anno ogni cavaliere corse singolarmente contro il "Niballo" nel cui braccio destro teso era posto un dischetto come bersaglio. Ad ogni tornata questo bersaglio veniva sostituito con uno di diametro inferiore; il Cavaliere che non centrava il bersaglio era destinato ad una abbondante annaffiata. Infatti sopra il Niballo era posto un serbatoio contenente circa 50 litri d’acqua che si rovesciavano sull’imperito Cavaliere. Finita la contesa i rioni sconfitti consegnavano a quello vincente i loro stendardi, rimanendone privi fino alla competizione dell’anno successivo.