La
mancanza di fonti documentarie sull'origine di Lugo creò,
nel Settecento, dei dissapori tra due storici che cercavano l'uno
di dimostrare la romanità della città e
l'altro di negarla.
Nel 1982 al centro del bacino di estrazione
della Fornace Gattelli è stato individuato, a 14 metri di
profondità, un insediamento neolitico che gli archeologi
hanno attribuito alla cultura di Fiorano, fine del V millennio
a.C., tracce di successivi insediamenti risalgono all’epoca
della colonizzazione romana.
La prima testimonianza dell'esistenza del territorio lughese si
trova in un documento del 782 d.C. nel quale Papa Adriano I, in
lotta con
gli Arcivescovi di Ravenna, si rivolge a Carlo Magno, giudice della
controversia, menzionando, tra i molti di proprietà della
sede Apostolica, un "fondo Cento", identificato nell'attuale
Via Cento.
Il territorio ove è situata la città di Lugo, al centro
della pianura di Romagna era, in epoca romana, compreso nella "centuriazione" ed
abitato dalla tribù Pollia.
Altri documenti del 981 parlano di una «Massa di S. Ilaro» dove
esistevano i fondi Cento e Biancanigo oppure, nel 1071, di
un fondo Stiliano che, coi precedenti, faceva parte di quella massa
ove esisteva
una chiesa officiante, dedicata appunto a S. Ilaro.
Solo nel 1147 si parla di un fondo «Lucus», mentre
nel 1264 si trova traccia di una «Villa Lugi».
Nel 1161 Lugo venne data in feudo da Federico Barbarossa ai Conti di Cunio, che
dovettero restituirla nel 1202 a papa Innocenzo III, questi la cedette all'arcivescovo
Alberto di Ravenna, che vi fece costruire le prime fortificazioni, incorporate
poi nell'attuale Rocca.
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