Uscita didattica a Comacchio
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Comacchio
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Comacchio
conserva ancora intatte le caratteristiche ed il fascino della città
lagunare, fatto di angoli incantevoli, con il silenzioso intrecciarsi di
canali, ponti e monumenti.
Il Museo del Carico della Nave Romana, tappa
interessante, espone il materiale rinvenuto a bordo di una nave
commerciale di epoca imperiale scoperta casualmente nell’autunno del
1980 nel fondo del canale collettore di Valle Ponti presso Comacchio
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La nave romana di Comacchio
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L’imbarcazione fu rinvenuta per caso durante dei lavori di scavo in un
canale di scolo in località Valle Ponti.
Durante le operazioni di drenaggio vennero in
superficie pezzi di legno che fecero pensare subito a qualche reperto
archeologico.
Infatti quella benna aveva spezzato la prua di una
nave romana.
Il ritrovamento creò subito dei problemi per la
rimozione della nave.
I lavori hanno subito notevoli ritardi per
mancanza di finanziamenti e di autorizzazioni da parte della Sopraintendenza.
In attesa di predisporre strutture adatte per
portarli alla luce è stato recuperato il carico e successivamente
ricoperta l’imbarcazione.
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| Nel 1989 lo scafo è stato rimosso e
immerso in una vasca contenente sostanze chimiche adatte al
mantenimento dell’imbarcazione, che
attualmente si trova ancora nella vasca e sarà visibile tra
qualche anno.
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Per meglio comprendere il significato del
ritrovamento della nave di Valle Ponti è necessario metterlo in
rapporto con la realtà storica e territoriale del periodo a cui
appartiene, l’età Augustea.
La zona del comacchiese non possedeva allora la
conformazione attuale: il litorale, spostato più ad ovest,
corrispondeva all’incirca al margine orientale di Valle Ponti e
proseguiva verso sud-est fino a raggiungere l’attuale foce del Po. |
L’imbarcazione probabilmente partì da Classe, allora porto
ravennate e, durante uno scalo notturno, gli ormeggi di fortuna cedettero ad una
mareggiata e il mercantile, dopo un po’, si arenò dove tuttora sorge
la città di Comacchio.
Forse avrebbe dovuto effettuare scambi con i
porti sul corso del Po o con il porto di Aquilera, sulla costa
dell’Adriatico settentrionale.
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modellino della nave al momento del
ritrovamento
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ricostruzione della nave
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La vita di bordo
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I passeggeri non dovevano essere più
di dieci: oltre al comandante, probabilmente, viaggiavano sul mercantile
un bambino (dedotto dal ritrovamento di un sandalo molto piccolo), forse
un mozzo, un soldato, poiché sono stati trovati un’elsa di spada e
due fondine, una donna (non è stato chiarito il perché) e qualche
tecnico per il mantenimento e il controllo della barca (regolatori delle
cime). |
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A bordo la dieta includeva il pesce,
pescato con rudimentali lenze e con ami, cucinato nella cambusa di poppa.
Gli attracchi per i pasti erano comuni ma forse sarebbero serviti
per il rifornimento di cibo, non certo di lunga conservazione e di
liquidi. |
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strigile e aryballos
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Le bevande erano vino giovane (mosto)
molto annacquato e acqua.
Nella cambusa vi era un focolare in
mattoni refrattari, una graticola e un calderone col coperchio, si
usavano anche pentole, piatti, cesti, sporte, colini e piccoli
mestoli. |
È stata ritrovata anche una reticella
colma di molluschi (murici) insieme ad ami in bronzo e ad alcuni pesi.
I marinai, per la cura personale,
utilizzavano strumenti in uso anche nelle comuni case: balsamari,
boccette per gli olii medicamentosi finemente decorati, strigili,
falcetti per la rimozione dell’olio curativo dal corpo ed erbe
officinali di vario tipo.
La vita di bordo non era di certo
noiosa: sono stati ritrovati dadi da gioco in avorio e pedine per una
specie di dama. |
uso della strigile
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gruppo di strigili e aryballos
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sassola
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mazzuolo |
Nella manutenzione del mercantile
venivano utilizzati martelli per l’assicurazione delle assi con chiodi,
un'ascia per la regolazione delle cime, delle componenti lignee e,
forse, per procurarsi legna durante gli attracchi, una pialla e un
mazzuolo.
Sono stati ritrovati calamai
contenenti l’inchiostro. Venivano trascritte le quote in denaro
ricavate o perse, per fare il punto della situazione del carico
(vendite) e per il portolano, il diario di bordo. |
L’illuminazione avveniva per mezzo
di piccole lucerne, finemente decorate e a volte rappresentanti un
satiro, mostro che tiene lontani gli spiriti maligni, o Amore e Psiche,
protagonisti di una famosa leggenda.
Le lucerne, come le stoviglie,
presentano tracce di annerimento da fuoco.
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Il carico
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La nave trasportava una quantità consistente di oggetti
destinati alla vendita, ad esempio 102 lingotti di piombo, 32 tronchi di
bosso (un legno molto pregiato) e anfore.
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Le anfore
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Sono conservati diversi tipi di anfore: di fabbricazione
Greca e Italica; vuote potevano pesare 5-10 kg, piene circa un quintale.
La maggior parte di esse erano biansate, con la base a
punta, alte 1 metro e con un diametro di 50 centimetri.
Contenevano olio, vino, pesce, frutta e grano.
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tappo
di cuoio sull'imboccatura
di un contenitore monoansato |
Erano chiuse con un pezzo di cuoio e poi
sigillate con un tappo di cera.
Venivano alloggiate nella stiva e incastrate
una sopra l’altra: la prima fila era disposta o su un asse di legno
con appositi fori, o infilata in un strato di sabbia.
stivaggio delle anfore
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Mario Vipsanio Agrippa |
marchi |
I lingotti
I lingotti trovati sono 102.
Sono in piombo proveniente dalla Spagna.
Su questi lingotti c’è un marchio dal quale si capisce
l’appartenenza al console romano Mario Vipsanio Agrippa e il numero
della legione.
I lingotti per essere venduti pesati con la trutina, una bilancia ad altezza d’uomo, e
venivano confrontati con un peso in calcare.
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Ognuno pesava 34-35 kg, in totale 3 tonnellate.
Il piombo poteva essere fuso ed usato a strati per
realizzare tempietti, insieme alla sabbia veniva usato per ottenere il
vetro, inoltre veniva utilizzato nella costruzione degli acquedotti;
respirandolo e bevendolo poteva causare pazzia e numerose malattie
mortali. |
I tempietti
I tempietti ritrovati sono sei.
Si tratta di un raro, forse unico esempio di ritrovamento di questo
genere.
Erano statuette votive fabbricate in piombo, che venivano appese con
funzione protettiva.
Essi richiamavano la struttura delle grandi costruzioni in muratura: i
templi.
Nelle edicole c’erano le immagini dei lari, spiriti che avevano il
compito di proteggere ogni luogo abitato dagli uomini. Il basamento era
decorato a bucrani con ibis, uccello che becca la testa di un serpente, con
trofeo, insieme delle armi conquistate dai Romani in battaglia. |
I tempietti erano dedicati a Mercurio, dio protettore dei mercanti e dei viaggiatori; indossava
sandali alati e il petaso (cappello alato) e aveva il caduceo, uno
scettro con due serpenti su un ramo, ed a Venere, dea della bellezza e
dell’amore, nata dalla spuma del mare.
Essi erano considerati merce e quindi venduti. |

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| Sulla nave è stata trovata addirittura l'enorme ancora di
ferro, lunga m.2,25, in legno. |

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bicchiere |

brocca |
Il vasellame
Molti dei vasi ritrovati appartengono alla
manodopera nord-italica e lo si capisce grazie ai marchi dei
fabbricanti.
I bicchieri e le coppe destinate alla vendita venivano fabbricate dal
vasaio col tornio oppure con lo stampo. La ceramica dei bicchieri è di
colore rossastro.
I bicchieri sono decorati a goccia di virgola, alcuni hanno i marchi di
fabbrica.
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Le coppe sono di un colore più scuro e non hanno scritte.
I piatti, le brocche ed i tegami comuni venivano usati come strumenti di
cucina con i loro coperchi, tutto è in terracotta.
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ceramica comune
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coppa |

brocche
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tegami
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L'abbigliamento
Calzature:
Abbiamo osservato dei vari tipi di calzature: la solea, il perone, la caliga e il soccus.
La solea era una ciabatta infradito, aperta sulla parte superiore
del piede, probabilmente indossata da una donna o da un bambino.
La caliga era un basso calzare della suola spessa e
robusta. Era chiusa alla caviglia e veniva fermata sul dorso del piede
con un fitto sistema di cinturini.
Il soccus, a suola morbida, aveva l’aspetto di una pantofola
priva di lacci.
Il perone era destinato sia agli uomini che alle donne, era una
semplice calzatura chiusa.
Il doppio calzare, infine, consisteva in una caliga con suola chiodata
infilata su una scarpa morbida aperta lateralmente. Ai piedi mettevano
calzini pesanti per evitare di farsi male.
È evidente la differenza fra ricchi e poveri, nel tipo di materiale
usato per le calzature.
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perone
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caliga |
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Borse:
tra gli oggetti in cuoio vi sono sacche e borse da viaggio che potevano
contenere oggetti personali, vestiti e alimenti. Abbiamo visto anche un
lembo di cuoio di taglio sartoriale, toppe e cuciture, che sembra essere
appartenuto al corpetto di un giubbotto.
Il giubbotto poteva servire ripararsi
dal freddo, di notte ad esempio, quando stavano sul ponte.
Poi ci sono un paio di robusti grembiali da lavoro realizzati con cuoio
cucito con doppio strato, con spalline, anch’esse doppie, e legacci
che si incrociavano alla schiena.
Il grembiale poteva servire per non sporcarsi durante i lavori di
pulitura della barca, durante la pesca e gli scambi commerciali.
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